Barololand CellarTour: Gaja

E’ lunedì, dopo un estate rovente la Langa già in questo primo Novembre inizia a gettare sulla sua terra i primi freddi pungenti e la gelida brezza che soffia a Barbaresco non è da meno.

Ma a dire il vero non ci facciamo tanto caso, in fondo il nostro corpo più che dal freddo è tutto preso dall’entusiasmo, dalla trepidazione e dall’aspettativa di far visita finalmente e nel nostro caso per la prima volta ad una leggenda dell’enologia italiana e mondiale: la serratissima ed ai più praticamente inaccessibile cantina di Angelo Gaja sita nel cuore del Comune di Barbaresco.

Ad accoglierci è la disponibilissima e gentile Rossana, che insieme alla sorella Gaia e al fratello Giovanni, rappresenta la nuova generazione in casa Gaja. E il primo messaggio che l’azienda vuole esprimere è proprio questo: siamo un piccolo impero del vino, siamo globali ed in continua espansione ma siamo pur sempre una famiglia ed un’azienda a conduzione familiare e a quei pochi fortunati che possono visitare l’azienda si vuole offrire la possibilità di entrare autenticamente in contatto con un pezzo di essa.

Ma bando alle ciance e con Rossana si fa subito un tuffo nella storia ed esattamente al 1859, anno di fondazione dell’azienda ad opera di Giovanni Gaja (1832-1914) e al 1905 anno in cui seguono a Giovanni, Angelo Gaja (1876-1944) e Clotilde Rey (1880-1961) artefici di una importantissima svolta qualitativa e dove il ruolo femminile di Clotilde ebbe un peso determinate (a lei è dedicato il Sorì Tildin, diminutivo di Clotilde, e in parte il Gaia Rey).

 

It’s Monday, after a red-hot summer Langa is already in this early November spread on his land the first biting cold and the freezing breeze blowing on Barbaresco village reminds us this.

But honestly we don’t think too much about it, our body more than the cold is taken from enthusiasm and from the expectation of visiting a legend of Italian and of world enology: the exclusive and quite inaccessible winey of Angelo Gaja, site in the heart of Barbaresco town.

We are welcomed from the gently and friendly Rossana, who with the sister Gaia and the brother Giovanni represents the new generation at Gaja’s home. The first message that the winery want to express is this: we are a small wine empire, we are global and in continuing expansion but are always a family and a family business, and to the few lucky people able to visit the winery they want to offer the possibility to authentically reach one member of this family.

But no more talking and with Rossana we talk about the winery’s history and we go back exactly to the 1859, foundation year of the winery by Giovanni Gaja (1832-1914), and back to 1905 very important year  when  Angelo Gaja (1876-1944) and Clotilde Rey (1880-1961) came in succession of Giovanni, signed a quality improving with the fundamental feminine role played by Clotilde (to her are dedicated the wines Sorì Tildin, short dialect way to say Clotilde and Gaia&Rey)

      

Altro uomo importantissimo per l’epopea dei Gaja fu un altro Giovanni (è tradizione in famiglia alternare di generazione in generazione per il primogenito maschio i nomi Angelo e Giovanni) nato nel 1908, che prese le redini aziendali nel 1937 e che decise di cambiare le etichette dei vini.

Giovanni fu un grande visionario, capì che era importante che fosse ben in vista il nome GAJA nell’etichette, e che quel nome fosse imprescindibile dai concetti di qualità, eccellenza e artigianalità e che quel nome portasse i clienti ad essere disposti e riconoscerlo e pagare un pò di più degli altri per poterne godere.

Un concetto quasi scontato oggi ma rivoluzionario allora in una terra come quella di Barbaresco oggi sulla cresta dell’onda ma al tempo misconosciuta e con una qualità media dei vini molto scadente.

Molto importanti sono gli anni Sessanta, nel 1961 entra in azienda Angelo Gaja (affiancato dal 1970 dalla moglie Lucia), nel 1967 arriva la prima annata di Sorì San Lorenzo, una fra le prime etichette ad introdurre il concetto di Cru in Langa, mentre Costa Russi e Sorì Tildin arriveranno soltanto negli anni settanta (1978 il primo, 1970 il secondo).

Ma oltre alla Storia ad essere epici sono anche i luoghi fisici dell’azienda Gaja. Le cantine per la vinificazione e l’invecchiamento sono mistiche ed affascinanti.  Ogni spazio ed ogni dettaglio ci ricorda la grandiosità e il fascino non solo dei vini ma di quello che il nome Gaja rappresenta, un grande sogno e un grande mondo immaginifico prima ancora che degli ottimi vini.

 

An other vey important man for the Gaja’s epopee was an other Giovanni (it’s tradition in the family alternate the names Giovanni and Angelo for the eldest male son) born in 1908, who took the decision to change the labels. Giovanni is been a great visionary, he understood that was important that the name GAJA would be very evident on labels, even more than the wine’s name, and he understood that the Gaja name had to be linked to concepts as quality, excellence and artisanality and that this name would conviced customers to recognize this feautures and be willing to pay more than for the other wines to have it.

A concept taken for granted today, but that was revolutionary at that time, especially in a land the Barbaresco one, now so famous but on that period quite unknown and with wines largely mediocre.

Very important are also the Sixtie, in 1961 enters in the company Angelo Gaja (helped by his wife Lucia from 1970), in 1967 arrives the first vintage of Sorì San Lorenzo, one of the first wines to introduce in Langa the concepts of single-vineyard, while Costa Russi and Sorì Tildin will arrive only in the Seventies (exactly in 1978 the first, and 1970 the second).

Epic is not only the story of this family but also the physic places of the winery. The cellars for the vinification and the aging of wines are fascinating and mystic. Every place and every details reminds us the grandeur and the fascination not of only the wines but of all that the Gaja name rapresents: a big dream.

    

 

Anche se i vini non scherzano.

A termine della visita infatti si passa alla degustazione dove abbiamo la fortuna di assaggiare vini venduti dalla Gaja Distrbuzione e i classici vini aziendali.

Si parte con un magnifico Poully Fumé (Indigene 2014) di Pascal Jolivet, classico ricco Sauvignon della Loira, dalla vena vegetale inconfondibile di peperone verde e foglia di pomodoro e con una bellissima sapidità e acidità.

Si passa poi ai rossi con un ottimo Bourgogne Rouge Pinot Noir 2014 di Louis Jadot, qualità prezzo un gran bel Borgogna introduttivo, mentre poi si passa ad un Cru come Gevrey- Chambertin 2015 di Francois Feuillet, giovane ma dall’avvenire promettente.

La batteria dei Pinot Noir si conclude con il sorprendente 2014 Pinot Noir di Yarden, che regge benissimo il peso dei rivali francesi.

Altra bella scoperta è il produttore greco Kit Yanni con il suo Ramnista 2012, un vino di una forza e di una struttura che potrebbe benissimo essere confuso con un nebbiolo delle nostre parti.

Infine un classico, Barbaresco Gaja 2014, grande annata classica che passerà alla storia a differenza della cattiva stampa ricevuta ogni tanto.

 

Even if the wines are not bad!!

At the end of the visit we skip to the tasting, where we have the possibility of trying wines from the Gaja Distribution and from the Winery.

We start with a magnigicent Puolly Fumé (Indigene 2014) by Pascal Jolivet, a classic rich Sauvignon from Loire Valley, with a unmistakable vegetal notes of green pepper and tomato’s leaf and with a wonderful acidity and minerality.

Than we move to reds with a good Bourgogne Rouge Pinot Noir 2014 by Louis Jadot, price- quality a really interesting introductive Burgundy wine. Then we move to a Cru  as Gevrey-Chambertin 2015 by Francois Feuillet, very young but also very promising.

The pinot noir’s battery ends with a surpring 2014 Israelian Pinot Noir by Yarden, that stands very well the comparison with the French rivals.

Another interesting discovery was the greek producer Kit Yanni, with is Ramnista 2012, a wine with a strength and structure wich could easily confuse us with a Nebbiolo from our land.

Finally we taste a classic, Barbaresco 2014 Gaja, great classic vintage that will be remember in the future even if the critic had judged it often too bad.

Simone De Caro

 

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