Ferdinando Principiano, il Barolo al Confine

Per capire chi è Ferdinando Principiano bisognerebbe visitare la cascina dove è nato e cresciuto, a Monforte d’Alba, situata a cavalcioni della linea di confine meridionale della zona del Barolo e posta dirimpetto ai cru Ravera e Le Coste. Il paesaggio è fantastico, non sembra di essere in Langa, la vegetazione è rigogliosa e a tratti selvaggia, finalmente perdiamo la monocoltura serrata di alcuni comuni di Langa e troviamo un area di pace assoluta dove la vite cresce in mezzo al boschivo. La cascina è davvero spersa nel nulla “io qua sono cresciuto e passavo le giornate da solo in mezzo alla natura, qua mi chiamavano Tarzan”. Oggi che Ferdinando ha 40 anni ed è alla guida di un azienda di circa 15 ettari totali si vede ancora il lui la stessa tempra, una sana irrequietezza selvaggia e la stessa voglia di fare di quel ragazzino.  La passione che ha nel raccontare queste terre e la cura che le riserva è evidente in ogni suo più piccolo gesto. Visitando i vigneti ci stupisce la premura che Ferdinando ripone verso la vigna, un attenzione rigorosissima, ricercando la massima naturalità possibile, con continue sperimentazioni per cercare di abbassare l’uso degli stessi prodotti ammessi dal biologico: rame e zolfo.

“A me non piace la parola naturale, oggi io mi sono allontanato anche da queste associazioni. Non mi piacciono i dogmi. Io lavoro usando la mia testa e cerco di prendere il buono e quello che mi sembra giusto da tutti, dai naturali come dai convenzionali.  E poi non vado neanche più a fiere e convegni, sto qua, ascolto cosa ricordano i vecchi e leggo cosa scrivevano gli agronomi del passato”

Ferdinando ci spiega che la chiave per capire l’identità dei suoi vini è proprio la fortuna di avere vigne situate in questa zona di confine del Barolo. Innanzitutto la biodiversità come detto è davvero unica, “per me quello che circonda questa zona anche al di fuori della docg è altrettanto importante come le mie stesse vigne. Certo se non le avessi non potrei fare Barolo, ma quello che le circonda è altrettanto importante e spiega cosa sia il mio vino”. Seconda chiave per capire i vini di quest’area è l’altitudine, “qua il fondo valle e 100 m più alto dei Cannubi, l’altitudine dona un impronta unica ai vini di Monforte e Serralunga”. E infine il terreno “questa è una zona di terre bianche, la percentuale di calcare presente nel terreno e molto alta”.

Ferdinando produce tre etichette di Barolo. Il primo è il Barolo di Serralunga, che nasce dalle viti più giovani del vigneto Boscareto a Serralunga d’Alba, importante cru che confina con il vigneto Francia, padre del celebre Monfortino. Fra i suoi Barolo vuole essere il più immediato non rinunciando però ad eleganza e complessità. Le uve pigiate fermentano senza inoculo di lieviti e senza solforosa per circa un mese, successivamente avviene l'affinamento di ventiquattro mesi in botti di 20 e 40 ettolitri e successivamente nelle circa 20.000 bottiglie prodotte.

Dallo stesso vigneto le viti più vecchie, per l’esattezza quelle di oltre quarant’anni d’età, danno invece vita al Barolo Boscareto. Senza essere diraspate le uve vengono pigiate con i piedi a cui segue una fermentazione alcolica senza inoculo di lieviti e senza solforosa, che varia dai 40 ai 90 giorni a seconda delle annate. L'affinamento di trentasei mesi avviene in botti di rovere da 30 ettolitri e successivamente nelle circa 4.000 bottiglie prodotte.

Infine da Monforte viene il Barolo Ravera, che nasce dall’omonima vigna. Favolosa esposizione a mezzogiorno, una pendenza da brividi che rende davvero difficile anche camminarci in mezzo, e una cura della vite mai vista prima. Inerbimento completo, nessun diradamento e nessuna concimazione.  A compensare ed equilibrare il tutto una leggera parete fogliare e dei grappoli molto più piccoli di quelli che si vedono oggi in tutte le vigne. 2.000 bottiglie prodotte e affinate prima per 24 mesi in botti di rovere da 400 litri. 

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