Pino Ratto, a man from another time

Per fare grandi vini, ci vogliono grandi uomini. E Pino Ratto ha fatto grandi vini

Giuseppe Ratto, conosciuto  da tutti come Pino, è stato un grande vignaiolo di Rocca Grimalda, a pochi chilometri da Ovada in provincia di Alessandria. Siamo nel territorio dell’Ovadese, formalmente in Piemonte ma nei fatti ligure,  dove nascono rossi complessi e non banali, dove Pino è riuscito a ridare splendore a grandissimi dolcetti per niente banali ma anzi ricchi di struttura e con grandissime capacità evolutive.

Pino Ratto fu un rivoluzionario per il suo tempo, fu uno dei pochi vignaioli a capire l’importanza del ber bene. Egli infatti risollevò le sorti di un vitigno che un tempo veniva sottovalutato, ma che oggi ha ottenuto sempre più importanza: il Dolcetto.

To make great wines, it takes great men. And Pino Ratto has made great wines

Giuseppe Ratto, known by everyone as Pino, was a great winemaker in Grimalda Rocca, a village few kilometers from Ovada  in the province of Alessandria. The Ovada area, formally in Piedmont, is Ligurian in facts, is a Region which gives bith to complex red wines, non-trivial. Here Pino managed to restore splendor to the Dolcetto grape, making wines rich in structure and with great evolving capacities.

Pino was a revolutionary for his time, since he was one of the few winemakers to understand the importance of drink well. In fact, he lifted the fortunes of a vine that once was underestimated, but today has got more and more attention: Dolcetto.

 

Giuseppe Ratto, nato a Ovada l’1° Settembre del 1935 poco dopo, come ricordava spesso Pino, il disastro della diga di Ortiglieto  avvenuto il 13 agosto che aveva coinvolto drammaticamente Molare e Ovada. Pino tuttavia, non “nacque” come vignaiolo. Laureato in farmacia, professione che ha esercitato a Genova prima di immergersi in quella che era l’attività tradizionale della sua famiglia, la vitivinicoltura: Ratto ha fatto della coltivazione del vigneto e della produzione di vino la sua filosofia di vita, una filosofia fatta d’innovazione nel rispetto della tradizione, forse un po’ anarchica, forse particolare, sicuramente differente da tanti vignaioli della sua zona, caratteristiche che ne facevano un personaggio unico e particolare, testardo e contrario ai compromessi.
Il Dolcetto era la sua passione, la sua opera d’arte, ma bisogna ricordare anche il Brachetto. Di questo vino amava ripetere che il metodo di vinificazione altro non era che quello adottato da un suo antenato, cantiniere degli Spinola, che con l’andare del tempo si era però perso e che lui aveva riscoperto e fatto rivivere nelle sue bottiglie.
La Repubblica nel 2009 affermava in un articolo il cui titolo era “L’uomo che ascolta il Dolcetto nelle cantine piene di silenzio” che per Pino Ratto la definizione vignaiolo era riduttiva.
Di Pino Ratto non bisogna dimenticare le amicizie, non quelle di facciata ma quelle vere.
Da Luigi Veronelli ai jazzisti di fama internazionale, egli era conosciuto e apprezzato in molti ambienti, sia legati alla sua attività di vignaiolo sia a quelli delle sue passioni.
E proprio Veronelli, nel suo libro “Vignaioli storici” del 1988 aveva definito così Pino Ratto: “uomo di frontiera che sa sperimentare, rispettando la sacralità della Tradizione”. Egli fu uno dei primi ad utilizzare la bottiglia e la propria etichetta, cosa impensabile ai tempi dei vini sfusi. Sicuramente fu un personaggio eclettico, anarchico e rivoluzionario al tempo; ma ora sappiamo che fu un visionario. Riuscì a prevedere il futuro dei vini piemontesi e di quelli ovadesi.

Giuseppe Ratto, who was born in Ovada on September 1st, 1935 shortly after, as is often remembered Pino, the disaster of Ortiglieto’s dam on the 13 of August that had dramatically involved Molare and Ovada villages. Pino, however, was not "born" as a winemaker. Graduate in pharmacy, profession who exercised at Genoa before moving in what was the traditional activity of his family, wine making: Ratto has made the farming of the vineyard and the wine making his philosophy of life, a philosophy made of innovation while respecting tradition, perhaps a bit' anarchist, perhaps especially, definitely different from many winemakers in his area. Characteristics that made him a unique character and particular, stubborn and contrary to the compromise.
Dolcetto was his passion, a work of art produced with great passion but we must also remember the Brachetto. About this wine Pino was fond of saying that the wine-making method  was the one adopted by his ancestor, cellar of Spinola winery, that with the time, however has been forgotten and that he had rediscovered and revived in its bottles.
“La Repubblica”  in 2009 stated in an article whose title was "The man who listens to the Dolcetto in the cellars full of silence" and that for Pino Ratto the winemaker definition was reductive.
About Pine Ratto we should not forget the friendships, the real ones.
From Luigi Veronelli to jazz musicians of international fame, he was known and appreciated in many circles, related to its winemaker activities as well as those of his passions.
And Veronelli, in his book "" the 1988 historical Winegrowers had defined so Pino Ratto: "Border man who knows how to experiment, respecting the sanctity of tradition." He was one of the first to use the bottle, something unthinkable in the days of bulk wines. Surely it was an eclectic character, anarchist and revolutionary at the time; but now we know that he was a visionary. He was able to predict the future of Piedmontese wines and those from Ovada.

 

Egli quando cominciò la sua attività di vignaiolo, riprese a coltivare la vigna del padre, chiamata “Gli Scarsi”. Le viti vennero piantate lo stesso anno della sua nascita! È incredibile pensare che le continuò a coltivare fino alla fine. Poi coltivò anche la vigna “Le Olive”, più giovane ma pur sempre ottima vigna per la produzione di uve eccellenti. Da queste due vigne nacquero quelli che oggi sono due famosissimi vini, ormai quasi del tutto introvabili: Il Dolcetto “Gli Scarsi” ed il Dolcetto “Le Olive”.

Giuseppe diceva che il vino, se l’uva è buona, si fa da solo, occorre tempo, occorre dargli “il tempo”. Oggi si definiscono vini naturali, come vini delle 3A, Agricoltori Artigiani Artisti. Pino non avrebbe mai voluto essere catalogato in questo modo, ma Artista lo era davvero. Forse la sua vera A era quella di Anarchico, un anarchico senza catalogazione. Le vinificazioni avvenivano in botti chiuse, l’unica necessità del vino era il tempo. Questo era ciò che Pino credeva a difendeva. Utilizzava delle barrique non tostate del 1967, in modo da non dare e non togliere nulla al suo vino. Il risultato era sempre incredibile; i suoi vini non erano sempre perfetti e sicuramente non erano mai uguali in ogni annata. Ma era proprio quello il bello! Nelle loro imperfezioni, nella loro unicità, i suoi due vini rispecchiavano sempre le caratteristiche dell’annata, della terra di provenienza.

When he began his work as winemaker, started to cultivate the vineyard of the father, called "Gli scarsi". The vines were planted in the same year of his birth! It's amazing to think that he continued to grow the same vine until the end. Then also cultivated vineyard "Le Olive", younger but still very good vineyard to produce excellent grapes. From these two vineyards were born what they are now two great wines, now almost unobtainable: Dolcetto "Gli Scarsi" and Dolcetto "Le Olive".

Pino said that the wine if the grapes are good, it do it himself, it takes time, you must give "time".. The vinification took place in barrels closed, the only need of the wine was time. This was what he believed and what he defended. He used the barrels, not roasted from 1967, so as not to give and not taking anything away from his wine. The result was always amazing; its wines were not always perfect and certainly were never the same every year. But that was the handsome! In their imperfections, in their uniqueness, his two wines always reflected the vintage characteristics of the land of origin.

VINI - WINES

 

Ombretta Davico e Vincenzo Nicotra